Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi

Marcel Proust

Niente di più vero…

Occhi attenti e curiosi, pronti a cogliere il valore e la bellezza di quello che ci sta intorno. Questo è lo sguardo che più di trent’anni fa alcuni soci della Sezione CAI di Argenta e della Pro Loco, hanno posato sul nostro territorio, vedendo quello che altri non riuscivano a vedere: il Parco Lineare, un lungo nastro di verde che, collegandosi ai viali alberati del parco delle Mura di Ferrara, correva lungo il percorso dell’antico Po di Primaro, passando per Argenta e proseguendo poi fino al mare. Questa è la visione che sta alla base del “Progetto Primaro”: la valorizzazione e l’organizzazione di un percorso lungo il Po di Primaro da Ferrara al mare, con la creazione di giardini fluviali, darsene, tratti navigabili alla stregua dei canali francesi della Borgogna o della Loira, per dare modo al visitatore di percorrere a piedi, a cavallo, in bicicletta e in alcuni tratti anche in canoa, decine e decine di km immerso nella natura

Un folto gruppo di lavoro, coordinato da Daniela Civolani, Roberto Masina, Luigi Trentini e Daniele Zagani, dopo due anni di studi e progetti, ha dato alla stampa nel marzo del 1990 un volume di grandissimo valore, nel quale vengono analizzati tutti gli aspetti del territorio, e vengono proposte opere e azioni per la realizzazione del percorso. Molti progetti sono rimasti purtroppo sulla carta, forse perché troppo avveniristici per il nostro territorio, o forse perché ad altri è mancata la visione dei propositori, chissà…

Ma uno dei più importanti, la realizzazione del “Sentiero Primaro”, grazie alla tenacia e all’impegno del nostro caro Daniele Zagani, che si è adoperato per la sua segnatura, mappatura e riconoscimento, pochi mesi dopo la sua prematura scomparsa, avvenuta nel luglio 2009, è stato ufficialmente inaugurato ed a lui intitolato. A distanza di dieci anni dall’apertura del sentiero il bilancio è assolutamente positivo: piano piano è entrato nel cuore della comunità, specialmente nel tratto argentano, diventando meta della camminata o della biciclettata. Da qualche anno a questa parte la sezione accoglie, il lunedì di Pasquetta, il treno trekking organizzato dalla sezione di Bologna, che poi visita il territorio e i musei cittadini; la passeggiata è ormai un appuntamento fisso nell’ambito della manifestazione “Argenta Città Bambina” dedicata agli alunni delle scuole primarie. Negli ultimi anni poi, grazie alla condivisione del tracciato con una parte del percorso della “Via Romea Germanica”, iniziano a vedersi anche pellegrini e grandi camminatori, alcuni diretti a Roma, altri addirittura a Gerusalemme!

Per pubblicizzare e rendere maggiormente fruibile il sentiero la sezione ha curato, grazie all’impegno di soci volontari e al sostegno del Gruppo Regionale, la pubblicazione nel 2017 della carta del percorso in scala 1:100.000, distribuita gratuitamente negli uffici turistici e nei musei. Quest’anno, inoltre, sono stati installati in tre punti nevralgici del percorso cartelloni riportanti la carta stessa, per dare modo ai fruitori di orientarsi sul territorio. Molto è stato fatto, moltissimo è ancora da fare…

Ringrazio sentitamente i soci volontari che dedicano tempo ed energie per la manutenzione della segnaletica e del tracciato, senza la loro opera il Sentiero Cai, unico nella provincia di Ferrara, non esisterebbe. Ringrazio l’amministrazione comunale, che ha impiegato e impiega tuttora risorse importanti per la realizzazione del percorso e per la sua manutenzione, auspicando però che la ricorrenza che andiamo quest’anno a celebrare, e più ancora quella che celebreremo l’anno prossimo, quando saranno trascorsi trent’anni dalla pubblicazio-ne del volume “Progetto Primaro”, serva da stimolo a riprendere le fila del discorso, per proseguire l’opera di quei visionari che, in anni nei quali il turismo lento e la valorizzazione del patrimonio naturalistico e culturale del nostro territorio erano concetti astratti, avevano rivolto lo sguardo al futuro.

Emanuela Massari

Presidente Sezione CAI di Argenta



SENTIERO PRIMARO “DANIELE ZAGANI”

Il sentiero Primaro nasce con lo scopo di ripercorrere il tracciato dell’antico ramo del Po da cui trae la denominazione. Il Po di Primaro, o più correttamente Po Morto di Primaro, si stacca dal Po di Volano a Ferrara nei pressi di San Giorgio e si dirige in direzione sud verso Molinella fino a confluire nel fiume Reno a Traghetto. Il fiume Reno, che anticamente era un affluente del Po, nel tratto da Traghetto fino al mare ha quindi intercettato l’antico ramo del grande fiume. Il nome Primaro deriva da Padus Primarius, a sottoli-neare la primaria importanza rivestita da questo corso fluviale come via commerciale tra Ferrara e Raven-na, almeno fino alla fine del XVI secolo. Nel tratto da S. Agostino fino al mare il fiume Reno non è più nella sua sede naturale ma in un alveo artificiale che per 30 km è costituito dal Cavo Benedettino, realizzato nel XVIII secolo sotto il pontificato di Benedetto XI per collegarlo con il Po grande, che incontrava a Bondeno: si eliminava così l’incertezza del percorso del fiume, in buona parte all’epoca impaludato. Il Cavo oltre a favorire la navigazione, svolse una importante funzione idraulica in quanto fu in grado di laminare parte della portata del fiume Reno verso il Po. La costruzione di questa importante opera modificò profondamente la morfologia della bassa Pianura Padana a sud del corso principale del fiume Po. Il Cavo Napoleonico sostituì poi il Cavo Benedettino in questa importante funzione di laminamento. Il sentiero, che è stato intitolato a Daniele Zagani, ex presidente della sezione CAI di Argenta, si propone di ripercorrere più fedelmente possibile l’antico corso del Po di Primaro, sfruttando le arginature originali rimaste e scostandosi dal fiume Reno a volte di qualche chilometro, pur rimanendo sempre a contatto con le emergenze naturalistiche locali. Su idea del socio CAI Roberto Masina, Zagani ha progettato e fortemente voluto questo sentiero, adoperandosi per la sua segnatura, mappatura e riconoscimento, fino a vederlo praticamente realizzato alla sua scomparsa, avvenuta nel 2009.

Descrizione

Il tratto di sentiero 106 di competenza della Sezione CAI di Argenta “Bruno Soldati”, che ripercorre dapprima l’argine sinistro del paleoalveo dell’antico Po di Primaro poi l’argine sinistro del fiume Reno, ha inizio sulla vecchia Strada Statale per Ferrara, in via Froldo all’incrocio con le strade che conducono a Monestirolo e Marrara. Percorsi circa 800 m dall’imbocco della via, un segna-le sulla destra indica il sentiero che percorre l’argine fossile del Primaro per poi tornare, dopo 2800 m, sulla vecchia Statale, in cui ci si immette all’altezza di un impianto idrovoro. Dopo altri 600 m si raggiunge l’area di sosta attrezzata posta all’inizio di S.Nicolò, frazione di Argenta, dove la vecchia Statale incontra la via Primaro che fiancheggia il canale omonimo e si percorre per 1 km su asfalto fino all’immissione sulla via Zenzalino la quale conduce a Ospital Monacale. Dopo 4 km su questa strada asfaltata si raggiunge il ponte della Fascinata, di fronte al quale sorge l’antico edificio chiamato Conventone, e dopo altri 600 m la si abbandona per imboccare, sulla destra, l’argine del Primaro che, in 3 km di sterrato tra vigne e rovi, sbuca nell’area di sosta attrezzata di Ospital Monacale. Proseguendo per altri 500 m si raggiunge la strada Provinciale di Consandolo che si percorre per altri 600 m superando, sulla destra, la storica Villa Muratori con la torre colombaia e imboccando nuovamente l’argine sterrato per circa 3 km fino ad incontrare la strada Zenzalino. Si procede sull’asfalto per circa 1 km, superando il Ponte Valletta, fino a raggiungere il centro abitato di Traghetto. Altri 300 m e, nei pressi della soppressa stazione ferroviaria, un cartello invita ad imboccare sulla destra la Strada del Morgone che si percorre su asfalto per circa 9 km, lasciandola solo per un breve tratto di sterrato finché, dopo una curva a gomito, si raggiunge la località Trombone che prende il nome da un’antica villa dalle suggestive rovine ivi situata. Imboccata una sterrata sulla destra, in 1,5 km si raggiunge l’abitato di Consandolo nei pressi di un laghetto di pesca sportiva. Da qui il sentiero procede sull’argine con un percorso parallelo a quello della vecchia SS. Adriatica, incrociando strade non asfaltate che supera con ripide discese e salite (frequentemente percorse da mezzi agricoli) per raggiungere, dopo 4 km, la località Ghiacciaia nella frazione di Boccaleone e, dopo un ulteriore chilometro, la località Bosco Vecchio dove sorge un rinomato campo da golf. Da qui in poi il sentiero, che finora è stato in gran parte ombreggiato da alberi e alti arbusti, corre in pieno sole fino al suo termine. Dopo 1 km il sentiero si innesta sull’argine del fiume Reno che in altri 1,5 km conduce in località Ponte Reno, all’incrocio con la Strada Cardinala in direzione Campotto. Questa località è strategica per il percorso. Ai piedi della pista ciclabile che conduce all’abitato di Argenta si trova un’area di sosta con panchine e una fontana di acqua potabile. Imboccando la strada che conduce a Campotto, oltrepassando ponti e passerelle sospese su fiumi e canali, si possono raggiungere importanti località di rilievo turistico: il rifugio Capanna Bassarone, della sezione CAI di Argenta, la pieve romanica di S.Giorgio, i Musei delle Valli e della Bonifica e l’oasi di Valle Santa. Proseguendo invece lungo l’argine per 800 m sulla ciclabile, inaugurata nell’anno 2006, si raggiunge la località del Cristo, con accesso al paese; dopo altri 1500 m si arriva all’altezza della località Celletta e da qui si può ammirare l’omonimo santuario mariano realizzato su progetto del famoso architetto argentano Giovan Battista Aleotti. Ancora 1 km e, dalla località Confina, si può raggiun-gere la Statale n. 16 Adriatica; dopo 2,5 km c’è l’accesso all’abitato di S. Biagio. Altri 2000 m e si arriva al Ponte Bastia che consente alla Statale Adriatica di attraversare il Reno: il sentiero prosegue ancora sull’argine per 800 m, quindi scende per passare sotto la ferrovia e tornare subito sull’argine per ulteriori 4 km; scende infine, a sinistra, sulla strada asfaltata che proviene da Filo e che si segue per 5 km tenendo sempre la destra e attraversando la località Chiavica di Legno, in cui sorgono una chiesetta, una struttura colonica fatiscente e, a poca distanza , una ex scuola elementare. Di qui si procede su ghiaia fino alla località Tre Pertiche (4 km), attraversando un territorio piuttosto isolato e senza possibilità di rifornirsi di acqua Dopo altri 800 m si risale sull’argine che conduce in circa 1 km alla località Ponte Madonna Boschi con area attrezzata. Procedendo a sinistra, lungo la strada che conduce ad Alfonsine, si può raggiungere l’omonimo santuario. Il percorso attraversa invece la strada che conduce a Longastrino e, procedendo per 3 km di asfalto lungo la via Casso Madonna, raggiunge un incrocio: qui si procede in linea retta, salendo sull’argine, fino alla località Prato Pozzo in cui sorge un agriturismo con ristorante, laghetti di pesca sportiva e maneggio. Oltre i laghetti si imbocca nuovamente la strada asfaltata, lungo la quale si procede per 2 km fino ad incontrare, sulla destra, la rampa che conduce al traghetto che attraversa il fiume Reno a Sant’Alberto: sulla sponda opposta del fiume si trova una grande area di sosta attrezzata per picnic. Procedendo invece sull’argine sinistro, oltre la sbarra, si raggiunge l’ingresso dell’oasi naturalistica di Boscoforte, visitabile su prenotazione. Si tratta di un vero e proprio paradiso naturalistico, localizzato su un cordone dunoso di epoca etrusca che divide la valle di Porto dalla valle Lido di Magnavacca, ed è uno degli angoli più suggestivi del Parco del Delta del Po. Procedendo per 4,5 km si incontra la località Oasi e Diga Voltascirocco, in corrispondenza di una profonda ansa del fiume il cui letto è stato abbandonato, quindi, dopo analoga distanza su argine, si raggiunge la località Osteria del Primaro, dove sorge appunto una osteria-trattoria. Qui termina il sentiero, a poca distanza vi è la Strada Statale Romea.

La Pieve di San Giorgio


La Pieve di San Giorgio è il monumento più antico della provincia di Ferrara ed, insieme, il sito più indagato nel territorio argentano per la sua rilevanza religiosa e culturale, in quanto strettamente legato all"evoluzione dei popolamenti in un"area largamente segnata dalla presenza delle acque. L"Arcidiocesi di Ravenna, che ha sempre vantato diritti e proprietà ed esercita-to funzioni amministrative sulle terre di Argenta, ha attribuito alla chiesa, fin dalla sua fondazione del VI secolo (569), un ruolo fondamentale nell"opera di evangelizzazione presso le popolazioni insediate nel territorio. All"interno della chiesa si può ammirare l"altare bizantino in marmo, mentre i frammenti del pavimento in mosaico policromo di fattura ravennate con motivi di anatidi in girali d’acanto e i lacerti di affresco, rinvenuti nell"area absidale ad una profondità di oltre 3,5 metri dall"attuale livello di calpestio, sono oggi custo-diti e visibili presso il Museo Civico di Argenta. Sotto le fondazioni sono state inoltre ritrovate tracce murarie di un preesistente edificio, probabilmente votato al culto ariano come confermerebbe il ritrovamento di una preziosa fibbia da cintura ostrogota in bronzo, declinante a teste d"aquila, del VI secolo, anch’essa esposta al Museo Civico. La chiesa fu oggetto di modifiche e ampliamenti, come testimonia il portale con il ciclo dei mesi e con il martirio di San Giorgio nella lunetta, datato 1122, costruito con resti di marmo proveniente da monumenti funerari romani. A partire dal XIII secolo si assiste invece al progressivo abbandono dell"insediamento religioso, sia per il forte carattere alluvionale dell"area, sia per il fatto che l"insediamento gravitava sempre più attorno alla chiesa di San Nicolò, in un contesto di tipo urbano e protetto da mura. L"evoluzione della chiesa è poi contrassegnata dall"innalzamento del suolo dovuto al deposito alluvionale dei limi fluviali che restituisce oggi un edificio ad aula unica, sopraelevato nei muri perimetrali e nella posizione del portale e che mantiene tuttavia la caratteristica dell"abside a forma pentagonale in esterno e semicircolare all"interno, l"originario altare di VI secolo e i frammenti del ciclo degli affreschi di XII secolo, fornendo testimonianze di un complesso architettonico di grande suggestione e valore artistico. Il parco circostante, di particolare bellezza naturalistica e posto nelle immediate vicinanze delle Valli di Argenta e Campotto, offre ai visitatori aree attrezzate con percorsi vita, piste ciclabili nel verde, punti di sosta e attrezzature per il tempo libero.

Santuario della Celletta


Un tempo cella rinascimentale e poi tempio barocco, il Santuario che oggi è possibile ammirare fu eretto a partire dai primi anni del "600 per fare fronte al crescente numero di fedeli che in seguito all"apparizione della Madonna cominciarono ad affluire in questo luogo dove si trovava una piccola cappella. Il primo progetto fu affidato al pittore e architetto argentano Marco Nicolò Balestri e in seguito portato a termine da G.B. Aleotti. È a pianta ellittica, con linee e modanature architettoniche classicheggianti e al suo interno si trovano otto semicolonne con capitelli in stile corinzio che delimitano le cappelle. In alto un cornicione gira tutto intorno e su di esso si aprono alte lunette. Al centro dell"abside si trova l"altare maggiore in marmo, cui lavorò l"Aleotti nel 1627, che racchiude l’immagine della Madonna della Celletta con il Bambino del Garofalo (1481-1559). Nel secondo altare a destra si può vedere una copia della "Fuga in Egitto" di un pittore ferrarese dell"800, probabilmente il Fei, mentre il bozzetto e il dipinto originale attribuito alla scuola di Guido Reni si trovano all"interno del Museo Civico di Argenta, nella sezione Pinacoteca. All"interno del santuario fu collocata per diverso tempo anche un"altra importante opera del pittore Garofalo, ora nella Pinacoteca, ossia la "Madonna col Bambino trai i SS. Lazzaro e Giobbe", la cui provenienza originaria era la chiesa ospedaliera di S. Lazzaro. Gravemente danneggiata nel 1945, la Celletta è stata restaurata nel 1954. Ogni anno il 7 ottobre ricorre la "festa della Celletta" che evoca il trasporto al tempio della venerata imma-gine, avvenuto nel 1624. Tale devozione è attestata dagli ex voto esposti all"ingresso della chiesa.

Valli di Comacchio


La città di Comacchio e le sue Valli rappresentano la "capitale" e il "cuore" del Delta. Le attuali estensioni vallive salmastre racchiuse nel Parco del Delta del Po dell´Emilia Romagna, rappresentano uno dei più straordinari ecosistemi europei. I bacini vallivi, estesi per circa 12.000 ettari, costituiscono un patrimonio naturalistico realizzato sia dall´acqua che dall´uomo. Le Valli di Comacchio si presentano come una vasta laguna prospiciente l´Adriatico, dal quale è divisa da una fascia costiera e delimitata a nord dal corso del Po di Volano e a sud dal Fiume Reno. Già dichiarate "Zone Umide d´importanza Internazionale", le Valli rientrano nelle direttive CEE come "Siti di Interesse Comunitario" e "Zone di Protezione speciale" per la conservazione degli uccelli. Scarsa profondità e acqua salmastra rappresentano l´habitat per molte specie di uccelli acquatici, costituendo un fortissimo richiamo per lo svernamento, il nutrimento e la nidificazione: fenicotteri, avocette, spatole, volpoche, cavalieri d´Italia sono le specie più facilmente avvistabili tra le oltre 320 censite. Inoltre vi sono pesci come orate, le rinomate anguille, branzini, cefali, passere, e mammiferi quali le volpi.


Valli di Argenta

Le Valli di Argenta, con un territorio di 1600 ha, sono tra le più vaste zone umide d’acqua dolce dell’Italia settentrionale, riconosciute d’interesse internazionale nel 1976 ai sensi della convenzione di Ramsar e Sesta Stazione del Parco del Delta Del Po Emilia-Romagna. Sono ciò che rimane delle antiche Valli di Argenta e Marmorta e cominciarono a formarsi dal XII secolo, quando il Po di Primaro ormai pensile ed ingombro di sedimenti, non riusciva più a ricevere le acqua dei di-versi torrenti appenninici che qui affluivano. Oggi le valli, con funzione di casse di espansione, vengono utilizzate durante le piene per ricevere le acque della bassa pianura bolognese ed essere poi successivamente scaricate, tramite chiaviche e pompe idrovore, nel fiume Reno. Sono suddivise in tre comparti: Cassa Campotto e Bassarone presenta una serie di valli di acqua dolce e canali per il controllo delle piene e numerosi sentieri sia accessibili liberamente che con guida. Valle Santa è caratterizzata da vegetazione emersa, tra cui estesi canneti e lamineti di ninfee; vicino si trova un prato umido ideale luogo di nidificazione e di sosta per numerose specie di uccelli. Bosco del Traversante costituisce uno degli ultimi lembi di foresta igrofila padana: in questo ambiente infatti, periodicamente a contatto con l"acqua, crescono sia associazioni arbustive che arboree imponenti. La zona umida di Campotto-Bassarone e il bosco del Traversante sono accessibili esclusivamente con visita guidata, a piedi, in bici, in barca elettrica e in golf car. Queste attività sono a pagamento prenotando presso il Centro Visita Museo delle Valli. La zona umida di Vallesanta, a poca distanza dal Museo delle Valli, è l’area accessibile liberamente con percorsi ciclo-pedonali (6 km) su manto erboso fino a raggiungere una torretta di osservazione che consente una splendida visione dall’alto sia della cassa di espansione che del prato umido e delle specie che frequentano questi ambienti.

Museo delle Valli d’Argenta

Il Museo delle Valli d’Argenta è la porta d’accesso verso le Valli. Si tratta di un museo storico naturalistico che descrive, attraverso immagini, oggetti e mo-delli, la storia, la cultura, le tradizioni e la natura di questo territorio. La sede del Museo è il Casino di Campotto, uno splendido edificio del ‘700 adibito a scopi agricoli e successivamente a casa di caccia, recuperato in modo da mantenerne l’aspetto originale. Il Museo è stato completamente rinnovato e inaugurato nel 2007, rispettandone le finalità di divulgazione scientifica e storica. Il piano terra offre una panoramica sulla storia del territorio, sulle bonifiche e sulla vita in valle, con un approfondimento sul lavoro delle erbe palustri. Il primo piano ospita la sezione dedicata all’ambiente naturale, con un approfondimento sulle zone umide e sui 4 ambienti dell’Oasi: laminato, canneto, prato umido e bosco, senza dimenticare un accenno alle attività di conservazione e tutela di ambienti delicati come questi. Conclude la visita il filmato della sala multisensoriale che offre al visitatore una immersione nella natura del parco con la suggestione di immagini dell’oasi nelle 4 stagioni, accompagnate da una splendida colonna sonora e da effetti speciali che rendono più vera la proiezione. Boscoforte

Boscoforte

La penisola di Boscoforte, antico cordone dunoso di epoca etrusca, si staglia al centro delle valli di Comacchio e racchiude un ambiente raro e prezioso, habitat ideale di diverse specie di uccelli che qui nidificano o passano durante le migrazioni: fenicotteri, spatole, avocette, volpoche, cavalieri d’Italia, limicoli, anatre, tuffetti e svassi. L’area è caratterizzata da una notevole varietà di ambienti, legati alla contemporanea presenza di zone di acqua dolce e di acqua salmastra: canneti, salicorneti, dossi sabbiosi e canali, che ne fanno il paradiso degli amanti del birdwatching e della fotografia naturalistica.

Villa S.Anna e la Chiavica di Legno

Villa S.Anna (o Villa Ghedini) si trova in un piccolo borgo, ora quasi completamente abbandonato, che prende il nome dalla chiavica che regolava il deflusso delle acque del canale Buonacquisto proveniente da Conselice e che era situata dall’altra parte del Reno (golena destra), vicino al punto in cui il Santerno si immette anch’esso nel fiume. La struttura originaria fu realizzata tra 1793 e 1794 come completamento dello “scolo”, in legno perché per la sua natura torbo-sa il terreno tendeva ad ‘inghiottire’ i corpi pesanti. Venne poi sostituita da altra in mattoni, in epoca imprecisata. A fianco della villa sorge l’oratorio di S. Anna, ‘copia conforme’ della tomba di Dante. Tanto che se si mette a confronto il piccolo oratorio annesso alla villa con il progetto della tomba di Dante, si scopre la pres-soché totale corrispondenza non solo delle proporzio-ni dei due edifici ma anche delle loro dimensioni. La ghiacciaia di Villa Ghedini è sopravvissuta al secondo conflitto mondiale ma non ai successivi passaggi di proprietà e non ne rimangono che la copertura alberata e pochi resti dell’opera in laterizio.

Delizia Estense di Benvignante

Progettata dall"architetto di corte Pietro Benvenuto degli Ordini per Borso d"Este, la Delizia testimonia la sobria e raffinata eleganza dell"architettura ferrarese in epoca rinascimentale. Fu costruita in un luogo vicino al Primaro per trascorrere piacevoli giornate di riposo e da ciò molto proba-bilmente deriva il nome, Benvignante, che suona come un benvenuto o un augurio. Pur rientrando nella tipologia delle ville di campagna, ricoprì una non secondaria funzione difensiva e di rappresentanza politica del potere estense ben rappresentata dalla torre merlata con volta a padiglioni che si erige al centro dell"edificio. L"ingresso ad arco pieno decorato in cotto sormontato da stemma è un ulteriore segno dell"antico splendore.

Museo della Bonifica

Il Museo della Bonifica è posto presso l"impianto idro-voro di Saiarino e, già in parte realizzato nel 1994, è stato completato nel 2002 con l"inclusione delle cen-trali storiche che originariamente azionavano gli impianti idrovori. È un esempio di archeologia industriale e, al contem-po, di cantiere di lavoro attivo. Il percorso si snoda dentro lo stabilimento della Boni-fica Meccanica con cui il Consorzio di Bonifica Renana controlla e presidia il vasto sistema di canali, casse di espansione, chiaviche e porte vinciane disseminati in un vasto territorio compreso tra l"Appennino bolognese e il mare Adriatico, di cui Argenta è il polo ne-vralgico nel governo delle acque. Il visitatore può vedere l"organizzazione delle mae-stranze al lavoro e rendersi conto della complessità che sta alla base della regimazione idraulica attraverso il funzionamento di grandi apparati idraulici. Si parte dalla chiavica emissaria sul canale Lorgana, passando per la passeggiata archeologica delle macchine utilizzate nella grandi escavazioni, prosciugamenti e inalveazioni eseguiti fino a tutta la prima metà del XX secolo; si continua poi con la visita alla sala delle pompe, in stile , dove sei 6 imponenti idrovore, originarie del 1925, sono ancora in funzione pur essendo attivate oggi non più mediante il ciclo termico - vapore ed elettricità ma con i più avanzati sistemi dell"automazione meccanica. Si arriva infine alle grandi centrali storiche: quella termica con le caldaie e la turbina per il vapore, e la centrale termoelettrica con le vecchie e moderne appa-recchiature per produrre e trasformare la corrente elettrica. Nel teatro delle stagioni si può vedere il filmato sull"e-voluzione dei metodi di bonifica dallo scolo naturale e di colmata alle idrovore. Interventi che nella lunga durata hanno richiesto l"impiego di migliaia di scariolanti, quei braccianti agricoli che, con vanga e carriola, hanno movimentato enormi quantità di terra per costruire canali, casse di espansione e le fondamenta agli edifici idrovori.


Carta topografica percorso Primaro



Sentiero Primaro "Daniele Zagani"
Scala 1:100.000 -
Traa Lunghezze
Km
Tempi
Via Froldo - San Nicolò 2,4 0:35
San Nicolò - Ospital Monacale 6,2 1:30
Ospital Monacale - Traghe"o 3,3 0:50
Traghe"o - Consandolo 8,4 1:50
Consandolo - Boccaleone 2,9 0:40
Boccaleone - Argenta 3,3 0:45
Argenta - Ponte Bas)a 6,2 1:25
Ponte Bas)a - Madonna Boschi 15,6 3:30
Madonna Boschi - Prato Pozzo 6,2 1:25
Prato Pozzo - Traghe"o Sant"Alberto 1,1, 0:15
Traghe"o Sant"Alberto - Osteria Primaro 10,5 2:30

Lunghezza totale 73 ,1 15:15

NUMERI UTILI



Museo Don Giovanni Minzoni
Via Gramsci, 70 A - 44011 Argenta (FE)
Per visite su appuntamento rivolgersi a:
Parrocchia San Nicolò 0532 804092
IAT Argenta
Piazza Marconi, 1 – 44011 Argenta (FE)
tel 0532 330276
e-mail iatargenta@comune.argenta.fe.it
Proloco Argenta
Via Matteotti 24c - 44011 Argenta (FE)
tel e fax +39 0532 330307 +39 3397168150
e-mail prolocoargenta@gmail.com
Museo della Bonifica
Via Saiarino, 1 - 44011 Campotto di Argenta (FE)
tel +39 0532 808058 - fax +39 0532 808001
http://vallidiargenta.org - e-mail info@vallidiargenta.org
Museo civico
Via G. B. Aleotti, 46 - 44011 Argenta (FE)
tel +39 0532 808058 - fax +39 0532 808001
http://vallidiargenta.org - e-mail info@vallidiargenta.org
Museo Valli di Argenta
Via Cardinala, 1/c - 44011 Campotto di Argenta (FE)
tel +39 0532 808058 - fax +39 0532 808001
http://vallidiargenta.org - e-mail info@vallidiargenta.org
Comune di Argenta
Piazza Garibaldi 1 - 44011 Argenta (FE)
Tel. centralino 0532.330.111- Fax 0532-330.217
http://www.comune.argenta.fe.it
Associazione Via Romea Germanica
Via Nefetti, 3 e - 47018 Santa Sofia (FC)
http://www.viaromeagermanica.com
Ostello di Campotto
Via Cardinala, 27 – 44011 Campotto di Argenta (FE)
Tel e Fax 0532 808035
E-mail ostellodicampotto@libero.it
http://www.onluspegaso.it
Ostello Ca’ Anita
Via Valle Umana 1/a – 44011 Anita (FE)
Tel 0532 808058 / Cell. 338 6777090
Oasi di Boscoforte
Tel 0544 528710 - 529260 e-mail pal-santalberto@atlantide.net
(Museo NatuRa)
Tel 0532808058 e-mail info@vallidiargenta.org (Museo Valli)
Museo NatuRa
Via Rivaletto, 25 – 48011 Sant’Alberto (RA)
Tel 0544 528710 e-mail natura@atlantide.net

Mappa interattiva del Sentiero Primaro e tutte le informazioni

Traccia GPX Sentiero Primaro "Daniele Zagani" nei link sottostanti
Percorso Completo Ciclopedonale Primaro _Daniele Zagani_
1 Tratto del percorso ciclopedonale Primaro, Marrara -Ponte del reno Argenta
2_Tratto Argenta_Ponte Madonna Boschi
3_Tratto ponte Madonna Boschi-Loc Primaro ss Romea